Davide Cobelli.

Il Pensatoio

Perché il caffè sa di bruciato

«Sa di bruciato» è una delle poche descrizioni che tutti usano allo stesso modo. Non è vaga: è quella nota secca, cinerea, un po' di gomma e un po' di camino, che resta in gola e copre tutto il resto.

Ha tre cause possibili, e vale la pena distinguerle — perché due non dipendono da te, e la terza sì.

1. È stato bruciato in tostatura

Questa è la scomoda, ed è anche la più probabile.

Buona parte del caffè che si beve in Italia è tostato scuro: chicchi neri, lucidi d'olio, dall'odore intenso. Quel colore non è una scelta estetica, è una scelta di processo, e ha una funzione precisa: a tostatura scura tutti i caffè sanno uguali.

Spingendo la tostatura si degradano gli zuccheri e gli acidi che distinguono un'origine dall'altra, e al loro posto restano i composti della carbonizzazione — che sono gli stessi qualunque sia il chicco di partenza. Per chi deve garantire lo stesso gusto ogni giorno per anni, partendo da caffè verdi che cambiano di lotto in lotto, è una soluzione elegante.

Il prezzo lo paghi in tazza: quel bruciato non è un difetto della tua preparazione, è il prodotto. Puoi cambiare macinatura, acqua e macchina quanto vuoi — non lo togli, perché è dentro il chicco.

Come lo riconosci prima ancora di preparare: guarda i chicchi. Se sono molto scuri e unti, con macchioline d'olio in superficie, la tostatura è spinta. Il caffè non dovrebbe essere oleoso all'esterno.

Una parentesi sulle temperature

Arrivati qui qualcuno si aspetta dei gradi: a quanta temperatura il caffè si brucia.

Non esistono, e chi te li dà sta mentendo. Ogni sonda misura in modo diverso — cambia dove è posizionata, quanto è spessa, quanta massa ha intorno, quanto è vecchia. Due tostatrici che segnano lo stesso numero sul display stanno facendo due cose diverse, e lo stesso numero su due macchine non descrive lo stesso caffè.

I gradi hanno senso in un posto solo: dentro una macchina precisa, confrontati con sé stessi nel tempo. Fuori da lì sono decorazione, e le tabelle di temperature che girano in rete sono numeri di qualcun altro applicati a una macchina che non è la sua.

2. È vecchio, o conservato male

Un caffè macinato da settimane, tenuto in un barattolo aperto vicino ai fornelli, non sa più di caffè. Gli oli irrancidiscono, e il naso legge il rancido come una parente stretta del bruciato: secco, polveroso, di cartone andato.

Il segnale che li distingue: l'amaro non è pieno, è vuoto. Il caffè bruciato in tostatura è aggressivo; quello vecchio è aggressivo e piatto insieme.

3. L'hai bruciato tu, in estrazione

Qui sì che puoi intervenire, e di solito si risolve alla preparazione successiva.

Nella moka: fiamma troppo alta. La fiamma non deve superare la base della caldaia. Il caffè che esce sbuffando e schizzando è caffè cotto — fuoco basso, e appena senti il gorgoglio togli dal fuoco.

Nell'espresso: macinatura troppo fine o dose troppo alta. L'acqua resta in contatto oltre il dovuto e porta in tazza quello che doveva restare nel filtro. Se lo shot ci mette molto più del solito, hai trovato il problema.

Nel filtro: acqua troppo calda e macinatura troppo fine, spesso insieme.

Ovunque: la macchina sporca. Il grasso di caffè vecchio depositato nel gruppo o nel portafiltro finisce in tazza a ogni estrazione, e sa esattamente di bruciato. È la causa più sottovalutata nei bar.

Come capire quale dei tre è

Prova questo, costa dieci minuti.

Prendi il tuo caffè e preparalo con un metodo diverso dal solito: macinato grosso in una tazza, acqua calda sopra, cinque minuti, poi bevi evitando il fondo.

Se sa di bruciato anche così, non è la tua preparazione. L'infusione è il metodo più gentile che esista: se il bruciato passa di lì, era già nel chicco.

Se invece viene fuori pulito, il problema è nel come lo prepari — ed è la notizia buona, perché quella la sistemi da solo.

In breve

  • «Bruciato» ha tre cause: tostatura spinta, caffè vecchio, estrazione cotta.
  • La più frequente è la prima: la tostatura scura appiattisce tutto, e il sapore è nel chicco, non nella tua tazza.
  • Chicchi neri e unti in superficie sono il segnale visivo.
  • Il caffè vecchio dà un amaro vuoto e polveroso, diverso dall'amaro aggressivo del bruciato.
  • In estrazione: fiamma alta sulla moka, macinatura troppo fine, e soprattutto macchina sporca.
  • Nessuna temperatura di tostatura è universale: ogni sonda misura diverso, e chi ti dà i gradi buoni per tutti sta mentendo.
  • Il test: rifai lo stesso caffè in infusione semplice. Se sa di bruciato anche lì, non è colpa tua.

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