Davide Cobelli.

Think Tank

Arabica o Robusta: la differenza, e perché «100% Arabica» non basta

The articles are written in Italian.

È la prima distinzione che chiunque incontra avvicinandosi al caffè, e quasi sempre viene spiegata male: Arabica buona, Robusta cattiva.

Non è così. Sono due specie botaniche diverse, con esigenze diverse, chimica diversa e usi diversi. Come dire vino bianco e vino rosso: non c'è un buono e un cattivo, c'è che sono due cose.

Poi è vero che sul mercato una delle due è quasi sempre trattata male — ma è un fatto commerciale, non botanico.

Le differenze che contano davvero

Dove crescono. L'Arabica ha bisogno di quota: cresce in altitudine, dove le temperature sono più fresche e le notti fredde. Matura lentamente, e la maturazione lenta è quello che concentra zuccheri e aromi. La Robusta cresce più in basso, a temperature più alte, e matura in fretta.

Quanto sono facili da coltivare. Ed è qui che il nome ha senso: la Robusta è, appunto, robusta. Resiste meglio a caldo, parassiti e malattie, e rende molto di più per pianta. L'Arabica è delicata e fragile — sensibile al clima, alle malattie, alle gelate.

Questa singola differenza spiega quasi tutto il resto: la Robusta costa molto meno da produrre.

La caffeina. La Robusta ne contiene circa il doppio. Non è un caso: la caffeina è un pesticida naturale, ed è parte del perché la pianta resiste meglio.

Il sapore. Qui c'è la differenza che senti in tazza. L'Arabica è più dolce, più acida in senso buono, più aromatica e complessa. La Robusta è più amara, più legnosa e terrosa, meno articolata — ma dà corpo, densità e una crema più abbondante e persistente.

Perché in Italia la Robusta è ovunque

Perché fa esattamente quello che l'espresso italiano tradizionale chiede: crema spessa, corpo pieno, gusto forte, prezzo basso.

Una miscela con una percentuale di Robusta costa meno, fa una crema più bella da guardare, e regge il latte del cappuccino senza sparire. Da un punto di vista industriale è una scelta perfettamente razionale.

Il problema non è la Robusta in sé: è che la stragrande maggioranza della Robusta sul mercato è materia prima da commodity, coltivata al massimo della resa e al minimo del costo, e poi tostata scura per uniformare tutto.

Perché «100% Arabica» dice meno di quanto sembri

Ed eccoci al punto pratico.

«100% Arabica» ti dice una sola cosa: la specie botanica. Non ti dice niente su tutto ciò che determina davvero la qualità:

  • da dove viene e a che altitudine è cresciuto,
  • se è stato raccolto maturo o raccolto a strappo insieme a tutto il resto,
  • come è stato lavorato dopo il raccolto,
  • come è stato tostato — e una tostatura bruciata annulla qualunque materia prima.

Esiste dell'Arabica pessima, e ce n'è tantissima. Un'Arabica di bassa qualità tostata scura non è meglio di una Robusta fatta bene: è solo più cara.

«100% Arabica» è una garanzia di specie, non di qualità. Quando la vedi da sola sulla confezione, senza origine e senza data di tostatura, sta facendo il lavoro di un'etichetta di marketing.

E la Robusta fatta bene?

Esiste. Sono Robusta coltivate con criterio, raccolte mature e lavorate con la stessa cura che si riservava solo all'Arabica — le chiamano fine Robusta, e non somigliano alla Robusta da supermercato: hanno corpo e struttura, ma sono pulite.

Detto questo, mettiamo le proporzioni giuste: non stanno affatto tornando di moda. Restano una nicchia piccolissima, e chi racconta un grande ritorno della Robusta sta descrivendo una discussione tra addetti ai lavori, non quello che succede sugli scaffali.

Il motivo per cui vale comunque la pena saperlo è un altro, e non ha niente a che fare con le mode: la Robusta regge il caldo meglio dell'Arabica, e con il clima che cambia questo peserà sempre di più su cosa berremo.

Cosa guardare, al posto della specie

Se sulla confezione cerchi una cosa sola, non cercare «100% Arabica». Cerca la data di tostatura.

E poi, in ordine: l'origine (paese, meglio ancora regione o fattoria), l'altitudine, il metodo di lavorazione. Se ci sono queste, chi l'ha tostato sa cosa ha in mano. Se c'è solo «100% Arabica» e «miscela pregiata», sai altrettanto.

In breve

  • Sono due specie diverse, non due livelli di qualità.
  • Arabica: alta quota, fragile, più dolce e aromatica. Robusta: bassa quota, resistente, più amara e legnosa, ma dà corpo e crema.
  • La Robusta ha circa il doppio della caffeina e costa molto meno da produrre: per questo è ovunque nelle miscele da bar.
  • «100% Arabica» garantisce la specie, non la qualità: non dice origine, raccolta, lavorazione né tostatura.
  • La fine Robusta esiste ed è tutt'altra cosa, ma è una nicchia: non sta tornando di moda. Conta semmai perché regge meglio il clima che cambia.
  • L'informazione più utile sulla confezione è la data di tostatura.

Back to the Think Tank